Se il tuo sistema immunitario non funziona come dovrebbe, prendere un farmaco comune può diventare un rischio serio. Per i pazienti immunocompromessi, anche un semplice raffreddore può trasformarsi in polmonite. Un farmaco che aiuta un altro a controllare l’artrite potrebbe mandare in tilt la loro difesa naturale. E il problema non è solo l’infezione: spesso i sintomi non si presentano come ci si aspetta. Febbre? Forse no. Rossezza? Forse non c’è. Ecco perché i rischi sono speciali, e richiedono un approccio diverso.
Chi è un paziente immunocompromesso?
Un paziente immunocompromesso ha un sistema immunitario indebolito. Può succedere per una malattia come il cancro, il HIV, o il lupus. Oppure perché assume farmaci che sopprimono l’immunità: per esempio, dopo un trapianto d’organo, o per trattare l’artrite reumatoide, la sclerosi multipla, o il morbo di Crohn. Non si tratta di essere “più sensibili”. Si tratta di avere meno soldati per combattere i batteri, i virus e i funghi che ci circondano ogni giorno.
Secondo la Cleveland Clinic, questi pazienti si ammalano più spesso e più gravemente degli altri. E non è solo una questione di frequenza: le infezioni possono diventare mortali molto più velocemente. Il problema? Spesso non si accorgono di essere infetti finché non è troppo tardi.
I farmaci che abbassano le difese
Non tutti i farmaci immunosoppressivi agiscono allo stesso modo. E non hanno tutti lo stesso livello di rischio.
Corticosteroidi come la prednisone, il metilprednisolone o la desametasone sono tra i più usati. Funzionano riducendo l’infiammazione e bloccando la produzione di cellule immunitarie. Ma il rischio cresce con la dose: sopra i 20 mg al giorno di prednisone equivalente, il rischio di infezione raddoppia. Uno studio su oltre 4.000 pazienti ha mostrato che il 12,7% di chi assumeva corticosteroidi ha avuto complicanze infettive, contro l’8% di chi assumeva un placebo. E se li prendi per più di due settimane, il rischio non passa nemmeno se smetti.
DMARDs convenzionali come il metotrexato e la leflunomide sono usati per l’artrite. Il metotrexato è efficace per il 70% dei pazienti, ma quasi la metà li abbandona entro un anno per effetti collaterali: stanchezza, nausea, ulcere in bocca, perdita di capelli. E richiede controlli del sangue ogni mese per controllare fegato e midollo osseo. La leflunomide ha effetti simili, ma con un rischio maggiore di danni epatici.
Azatioprina (Imuran) riduce i linfociti T e B, diminuisce la produzione di anticorpi, e può causare leucopenia - un calo pericoloso dei globuli bianchi. Chi la prende è a rischio di infezioni batteriche, herpes zoster, epatite B o C che si riattivano, e persino di PML, una rara ma fatale infezione cerebrale causata dal virus JC.
Biologici e JAK-inibitori sono i più potenti. I farmaci anti-TNF (come l’infliximab o l’adalimumab) bloccano una specifica via infiammatoria, ma lasciano il sistema immunitario vulnerabile a infezioni gravi. Uno studio dell’Arthritis Foundation ha dimostrato che i biologici hanno un rischio di infezione più alto rispetto ai DMARDs tradizionali. Su Reddit, molti pazienti raccontano di essere finiti in ospedale per herpes zoster o polmonite dopo aver iniziato queste terapie.
Calcineurina come ciclosporina e tacrolimus sono fondamentali dopo i trapianti. Ma aumentano il rischio di infezioni virali: Epstein-Barr, epatite C, e il virus del poliomavirus. E se li combini con i corticosteroidi? Il rischio non si somma: si moltiplica.
Le infezioni che non sembrano infezioni
Qui sta il vero pericolo: i sintomi non sono quelli che conosci.
Se sei sano, un’infezione ti fa venire la febbre, il corpo ti fa male, ti senti stanco. Ma i corticosteroidi mascherano tutto questo. Una persona immunocompromessa potrebbe avere una polmonite senza febbre, un’infiammazione addominale senza dolore, un’infestazione fungina senza arrossamento. Ecco perché i medici dicono che diagnosi è più difficile. Un paziente può sentirsi “bene” e avere un’infezione che sta divorando i polmoni.
La Sepsis Alliance avverte: in questi casi, l’unico segnale potrebbe essere una lieve confusione, un calo improvviso di energia, o un cambiamento nel comportamento. Non aspettare la febbre. Se ti senti “diverso”, parla subito con il tuo medico.
Cosa fare per proteggersi
Non si può smettere di prendere i farmaci. Ma si può ridurre il rischio.
- Lavati le mani per almeno 20 secondi, con sapone e acqua. Controlla tra le dita, sotto le unghie. Usa il gel alcolico se non c’è acqua.
- Indossa la mascherina nei luoghi affollati, soprattutto in inverno o durante le epidemie.
- Curati le ferite subito. Anche un taglio piccolo può diventare un’infiammazione grave.
- Evita i vettori. Il CDC avverte che i pazienti immunocompromessi sono più a rischio di malattie trasmesse da zecche e zanzare - come la Lyme o il virus del Nilo occidentale.
- Verifica i vaccini. Alcuni devono essere fatti prima di iniziare la terapia. I vaccini vivi (come quelli per la varicella o il morbillo) sono vietati. Quelli inattivati (come il COVID-19 o l’influenza) sono sicuri, ma potrebbero non funzionare bene. Per questo, alcuni pazienti hanno bisogno di dosi aggiuntive.
Un paziente trapiantato mi ha detto: “Non vivo nella paura. Vivo con la consapevolezza.” È questa la chiave: non il panico, ma la vigilanza.
Il paradosso del COVID-19
Nel 2020, tutti temevano che i pazienti immunocompromessi sarebbero morti in massa per il coronavirus. Invece, uno studio della Johns Hopkins University (2021) ha sorpreso tutti: i loro esiti erano simili a quelli delle persone non immunocompromesse. Perché? Forse perché il sistema immunitario iperattivo - non quello debole - era la causa principale della forma grave di COVID-19. Quando il corpo reagisce troppo, fa più male del virus. E se il sistema è già calmato dai farmaci, non va in overdrive.
Questo non significa che siano al sicuro. Ma cambia la prospettiva. Non è l’immunosoppressione in sé che fa la differenza: è come si combina con il virus, con l’età, con altre malattie. Ogni paziente è un caso diverso.
Controlli e monitoraggio
Non puoi affidarti solo a come ti senti. Devi fare controlli regolari.
- Emocromo completo ogni mese (soprattutto se prendi metotrexato o azatioprina). Serve a vedere se i globuli bianchi, rossi o piastrine stanno calando.
- Funzione epatica e renale. Molti farmaci danneggiano fegato e reni senza sintomi. Un semplice esame del sangue può salvarti da un danno permanente.
- Test per virus. Se prendi farmaci che aumentano il rischio di epatite o EBV, il tuo medico potrebbe richiedere controlli periodici del virus nel sangue.
La maggior parte dei pazienti non sa che questi esami non sono “routine”. Sono salvavita. E se il tuo medico non te li propone, chiedili.
Il futuro: terapie più precise
La ricerca sta andando verso farmaci più mirati. I JAK-inibitori, per esempio, agiscono su una via specifica dell’infiammazione, senza bloccare tutto il sistema immunitario. Potrebbero offrire un buon compromesso tra efficacia e sicurezza.
Ma il vero cambiamento sarà la medicina personalizzata. Tra qualche anno, potremo misurare il rischio di infezione di un paziente con un semplice esame del sangue, basato su marcatori genetici e livelli di cellule immunitarie. Non più “tutti allo stesso modo”, ma “tu, con il tuo corpo, con i tuoi farmaci”.
Intanto, il problema cresce. Circa 24 milioni di americani hanno una malattia autoimmune che richiede immunosoppressione. E con l’aumento della resistenza agli antibiotici - che l’OMS stima potrebbe causare 10 milioni di morti l’anno entro il 2050 - i pazienti immunocompromessi saranno tra i più colpiti.
La scelta consapevole
Non esiste una risposta semplice. I farmaci immunosoppressivi ti permettono di vivere, di camminare, di lavorare, di abbracciare i tuoi figli. Ma ti costringono a vivere con un piede dentro un rischio costante.
La chiave è la collaborazione. Il medico non può proteggerti se non ti conosce. Tu non puoi proteggerti se non capisci cosa stai prendendo. Parla con il tuo medico di ogni sintomo, anche se sembra banale. Chiedi: “Questo farmaco mi rende più a rischio di cosa?” “Quali controlli devo fare e con quale frequenza?” “Cosa devo fare se mi sento male?”
Non sei debole perché hai bisogno di questi farmaci. Sei forte perché li prendi, e sai che ogni giorno è una scelta. E quella scelta merita rispetto, attenzione, e informazioni chiare.
I farmaci immunosoppressori rendono più probabile morire di un’infezione?
Sì, ma non sempre. Il rischio dipende dal tipo di farmaco, dalla dose, dalla durata e dalla tua condizione di base. I corticosteroidi a dosi alte (>20 mg/giorno di prednisone) aumentano il rischio di infezione del 60% rispetto a chi non li assume. I biologici hanno un rischio ancora più alto. Ma non tutti i pazienti si ammalano. Alcuni vivono per anni senza infezioni gravi, grazie a controlli regolari e prevenzione. L’importante è sapere i segnali d’allarme e agire subito.
Posso vaccinarmi se prendo farmaci immunosoppressori?
Sì, ma solo con alcuni vaccini. Quelli a virus vivi attenuati - come quelli per morbillo, varicella o febbre gialla - sono vietati perché potrebbero causare l’infezione che dovrebbero prevenire. I vaccini inattivati - come quelli per influenza, COVID-19, pneumococco e tetano - sono sicuri e raccomandati. Tuttavia, la risposta immunitaria potrebbe essere più debole. Per questo, molti pazienti hanno bisogno di dosi aggiuntive o booster. Chiedi sempre al tuo immunologo o reumatologo prima di vaccinarti.
Perché non ho la febbre anche se ho un’infezione?
I corticosteroidi e altri farmaci immunosoppressivi bloccano la produzione di sostanze chimiche che causano la febbre, come le interleuchine. Questo significa che il tuo corpo non può “segnalare” l’infezione nel modo normale. Potresti avere una polmonite senza febbre, un’infiammazione addominale senza dolore, o un’infezione da funghi senza arrossamento. L’unico segnale potrebbe essere una stanchezza improvvisa, confusione, o un calo di energia. Non aspettare la febbre: se ti senti “diverso”, contatta subito il medico.
È vero che i pazienti immunocompromessi hanno avuto meno complicazioni con il COVID-19 di quanto si pensasse?
Sì. Uno studio della Johns Hopkins University nel 2021 ha mostrato che i pazienti immunocompromessi non hanno avuto esiti peggiori rispetto a quelli non immunocompromessi. Questo ha sorpreso i medici, perché si pensava che un sistema immunitario debole avrebbe permesso al virus di moltiplicarsi senza controllo. Invece, sembra che la risposta eccessiva del sistema immunitario - non la sua debolezza - sia la causa principale delle forme gravi di COVID-19. Se il sistema è già calmato dai farmaci, non va in overdrive. Questo non significa che siano al sicuro, ma che il rischio non è automatico.
Quali esami del sangue devo fare regolarmente?
Dipende dal farmaco, ma in generale: emocromo completo (per controllare globuli bianchi, rossi e piastrine), funzione epatica (transaminasi, bilirubina) e funzione renale (creatinina, urea). Se prendi metotrexato, devi fare questi esami ogni mese nei primi 6 mesi. Se prendi azatioprina, devi controllare i livelli di leucociti ogni 2-4 settimane all’inizio. Se prendi farmaci biologici, il tuo medico potrebbe richiedere anche test per virus come l’epatite B o l’EBV. Non saltare mai questi controlli: sono la tua prima linea di difesa.