Perché l’imballaggio dei farmaci generici può essere una trappola
Se hai mai comprato un farmaco generico, probabilmente ti sei fidato dell’etichetta. Ma cosa succede se quell’etichetta è falsa? Nel 2023, l’OMS ha stimato che fino al 10% dei farmaci in circolazione nel mondo sono contraffatti. Nei paesi con controlli deboli, la percentuale sale al 30%. I generici, per via del loro basso costo e della grande diffusione, sono tra i più colpiti. E il problema non è solo il prezzo: un generico falso può non contenere il principio attivo, contenerne troppo poco, o addirittura sostanze tossiche. La verità è che non puoi fidarti solo dell’aspetto. L’imballaggio e l’etichettatura sono diventati un campo di battaglia tra produttori legittimi e contraffattori sempre più abili.
Cosa guardare subito: le caratteristiche visibili
La prima linea di difesa è quella che puoi controllare con gli occhi. I produttori legittimi usano elementi visivi difficili da copiare. Un esempio? L’inchiostro a cambiamento di colore, come quello usato su alcuni pacchetti di Viagra. Ruota il blister e vedrai il colore passare dal verde al blu. Se resta sempre lo stesso, è un segnale rosso. Allo stesso modo, gli ologrammi con testi microscopici (di 50-100 micrometri) sono quasi impossibili da replicare con stampanti domestiche o commerciali. Se l’ologramma sembra piatto, sfocato o troppo perfetto, è sospetto.
Controlla anche la scritta dell’etichetta. La dimensione dei caratteri, lo spazio tra le lettere, la posizione del lotto o della data di scadenza: anche un millimetro di differenza può essere la prova di una contraffazione. Un farmacista in Ohio ha scoperto un generico falso di Nexium® perché la data di scadenza era scritta con un font leggermente più sottile. Ha dovuto confrontare tre confezioni per accorgersene. Non è un caso isolato. Nel 2022, il 84% dei farmacisti indipendenti negli Stati Uniti ha segnalato che i generici hanno caratteristiche di imballaggio inconsistenti rispetto ai prodotti originali.
Le trappole invisibili: le tecnologie nascoste
Ma i contraffattori hanno imparato. Oggi replicano bene i colori, i loghi, gli ologrammi. Per questo servono strumenti più sofisticati. L’inchiostro fluorescente sotto luce UV è uno dei più usati. Prendi una lampadina UV da 365 nm (costa meno di 20 euro online) e illuminaci l’etichetta. Su molti farmaci legittimi, come il Tylenol®, appaiono lettere o simboli invisibili a occhio nudo. Se non appare nulla, o se appare qualcosa di sbagliato, non è autentico.
Un’altra tecnica nascosta è l’RFID o i tag chimici come Lumilink®. Questi non li vedi, ma puoi rilevarli con un lettore portatile da 200-500 euro. Non è qualcosa che un paziente ha in casa, ma un farmacista o un operatore sanitario può usarlo per una verifica rapida. In un caso documentato in Nigeria, un farmacista ha usato un lettore di tag UV per scoprire che un lotto di metformina generica non conteneva alcun marker autentico. Il prodotto sembrava identico. Ma non lo era.
Il codice a barre 2D: la chiave del tracciamento
Dal 2019, l’Unione Europea ha reso obbligatorio per tutti i farmaci da prescrizione un codice a barre 2D (Data Matrix) con un numero seriale univoco. Questo codice contiene informazioni come il nome del farmaco, il lotto, la data di scadenza e un codice di autenticazione criptato. Quando lo scansioni con un lettore, il sistema controlla se quel codice è registrato nel database centrale dell’EMVS (European Medicines Verification System). L’EMVS gestisce oltre 2,5 miliardi di verifiche all’anno con un uptime del 99,998%. Se il codice non esiste, è bloccato, o è già stato usato, il farmaco è falso.
Ma qui sta il problema: molti generici, soprattutto quelli importati da paesi con normative deboli, non hanno questo codice. O lo hanno, ma non è collegato a un sistema verificabile. Nel 2023, il 35-45% dei generici negli Stati Uniti non aveva una serializzazione corretta. E le app di verifica, come MediMark, falliscono il 40-50% delle volte con i generici perché i dati non sono uniformi. Non fidarti di un’app che dice “autentico” senza controllare il codice nel sistema ufficiale.
La tecnologia che non puoi ignorare: lo spettroscopio portatile
Perché un farmaco può sembrare perfetto, ma essere falso? Perché il principio attivo è assente, o sostituito. E l’imballaggio non ti dice nulla su questo. Qui entrano in gioco gli strumenti di analisi chimica. Il NIR (Near Infrared) e il Raman sono due tecnologie usate dai laboratori e da alcuni farmaci più attrezzati. Il Thermo Fisher TruScan® RM, un dispositivo portatile da 1,4 kg, analizza un composto in 10-30 secondi. Funziona rilevando le differenze nella struttura molecolare. Uno studio del 2020 ha dimostrato che questo strumento può identificare generici falsi di Plavix® con un’accuratezza del 97% semplicemente misurando la coesione del rivestimento della compressa.
Il Raman è più preciso per identificare la sostanza chimica, ma ha problemi con le compresse scure. Il Bruker D8 BOSS è più potente, ma pesa 18 kg e costa oltre 50.000 euro. Non è per tutti. Ma in un ospedale o in un grande centro farmaceutico, è indispensabile. Un farmacista in Texas ha usato un NanoRam® per scoprire che un lotto di metformina generica, apparentemente identico, aveva una struttura chimica diversa. Il paziente era a rischio di iperglicemia. Senza lo strumento, sarebbe passato inosservato.
Perché i generici sono più a rischio
Perché i contraffattori puntano sui generici? Perché sono più profittevoli. I farmaci generici rappresentano il 90% delle prescrizioni negli Stati Uniti, ma solo il 22% del fatturato totale. I produttori legittimi investono meno in sicurezza perché i margini sono sottili. Mentre un brand come Pfizer spende l’1,1% del fatturato per anticontraffazione, i produttori di generici spendono l’1,5-1,8%. Eppure, i generici passano attraverso 5-7 punti di distribuzione, contro i 3-4 dei farmaci di marca. Più passaggi, più opportunità per il falso di entrare.
Inoltre, non tutti i paesi hanno norme simili. L’UE ha un sistema integrato e obbligatorio. L’India ha DAVA, ma con un’efficienza del 99,95%. In Africa subsahariana, l’80% delle strutture sanitarie non ha accesso a strumenti di verifica. E in molti mercati, i farmaci arrivano da catene di distribuzione informali. Un generico che sembra autentico in un’edicola in Thailandia potrebbe essere stato prodotto in un laboratorio clandestino in Cina, passato per il Kenya, e finito in un magazzino in Italia.
Cosa puoi fare tu, come paziente o operatore
Se sei un paziente: compra solo da farmacie registrate. Non acquistare farmaci da siti web non autorizzati o da venditori ambulanti. Controlla l’imballaggio: colori, scritte, ologrammi. Se qualcosa ti sembra strano, non usarlo. Chiedi al farmacista di controllare il codice 2D. Se il farmacista non sa come farlo, cambia farmacia.
Se sei un operatore sanitario: addestra il tuo personale a riconoscere le anomalie visive. Tieni un campione di riferimento dei farmaci che distribuisci. Usa una lampada UV per controlli rapidi. Se hai accesso a uno spettroscopio portatile, usalo per i farmaci a rischio o con segnalazioni di falsi. Non fidarti mai solo dell’imballaggio. Il principio attivo è l’unica cosa che conta. E se non puoi verificarlo, non somministrarlo.
Il futuro: più sicurezza, ma non basta
La buona notizia? Il settore si sta muovendo. Nel 2025, l’UE renderà obbligatorio il codice 2D con crittografia avanzata per tutti i generici. La FDA sta testando blockchain per tracciare i farmaci da produttore a paziente. Gli strumenti portatili diventano più veloci e più economici. Il TruScan® RM Gen3 analizza in 5 secondi. Ma la vera sfida è globale. Un farmaco contraffatto può partire da un paese, passare per altri tre, e finire in una farmacia europea. Nessun sistema nazionale da solo può fermarlo. Serve cooperazione, standard condivisi, e investimenti. Per ora, la difesa migliore è la consapevolezza. Non credere che un imballaggio bello significhi un farmaco sicuro. Verifica. Chiedi. Controlla. La tua salute non ha un prezzo.